ACQUA

GENERALITA

Il Biellese ha un tasso di disoccupazione superiore al 5%, gli stipendi non bastano più, coloro che hanno risparmi li usano per i consumi primari, chi non li ha si indebita sia per lavorare che per vivere. Un insieme di piccole imprese monoproprietarie,fra loro in concorrenza, non hanno più la forza di produrre ricerca e non fanno più distretto: un nuovo distretto necessita sì di piccole imprese, ma dinamiche nel capitale di rischio e con capitale plurale, incentivando innovazione e ricerca in rete (qualcuno dice fare sistema).

Il futuro è incerto, le paure si moltiplicano e diventano strumento politico:paura della siccità? Dighe!, paura della concorrenza cinese? Delocalizzazione delle imprese! I biellesi però hanno le risorse intellettuali ed economiche per affrontare la situazione. Sono abituati a viaggiare, a leggere, a produrre libri ed iniziative, a scambiare merci, a emigrare da sempre, a fare volontariato. Ciò che manca è una visione strategica del futuro discussa e partecipata con tutti i soggetti territoriali, una “discesa in campo” delle figure di alto prestigio intellettuale ed etico che vivono nel nostro ambiente e l’ascolto dei giovani talenti. E’ necessario indire tutti insieme una “ASSEMBLEA PER IL FUTURO” o gli “STATI GENERALI per il Biellese”. Per il futuro dei nostri figli.

Acqua (e aria)

I numeri – Introduzione

La provincia di Biella ha una superficie (arrotondo per semplicità) di 900 kmq e una precipitazione media, diciamo semplificando, intorno a 1000 mm (almeno un metro di acqua all’anno medio). Sempre arrotondando, ma per avere sott’occhio i grandi numeri siamo intorno al miliardo di mc/anno: un chilometro cubo di acqua sulla testa della provincia ogni anno. Gli afflussi sono assicurati dalla natura in modo quasi costante in ragione della nostra posizione geografica e geomorfologica inserita nell’asse alpino Ivrea-Verbano. Una parte delle precipitazioni evapora, una parte si infiltra nel sottosuolo e il grosso se ne va nel reticolo idrografico. Il fabbisogno domestico e dei servizi connessi per i 180000 abitanti della provincia è stimabile in 30 milioni di mc/anno compresi gli sprechi: ossia il 3% degli afflussi. Nell’ipotesi che questo fabbisogno rappresenti, a sua volta, il 15% del totale dei consumi (agricoltura-industria e consumo umano) significa che il fabbisogno complessivo provinciale d’acqua è stimabile in 200 milioni di mc/anno, ossia il 2O% degli afflussi: di questi circa 100/120 milioni per l’agricoltura e 70/50 milioni per industria e servizi. Il calcolo è, a questo punto del discorso, volutamente grossolano: tuttavia serve per capire gli ordini di grandezza delle quantità che entrano in gioco. Se quest’acqua la mettessimo in un serbatoio e la vendessimo, avremmo anche l’idea del “business” che sta intorno. Se diamo il valore di un centesimo di euro al metrocubo per quella destinata all’agricoltura, un decimo di euro per quella industriale e un euro per quella a consumo umano il valore del “ fabbisogno patrimonio d’acqua” sarebbe di 40 milioni di Euro/anno che, comprensivo dei trattamenti per i reflui civili e industriali, potrebbe portare l’importo dell’affare acqua non lontano dai 100 milioni di Euro/anno, sicuramente sottostimata. Per restare nell’ambito acqua, questo importo rappresenta l’ordine di grandezza dei costi di una catastrofe alluvionale ordinaria come quella del giugno 2002 (costi pubblici e privati). Ma le cifre potrebbero essere maggiori e sicuramente tenderanno ad aumentare quanto più la risorsa verrà finanziarizzata, intendendo con questa parola l’insieme delle risorse economiche che, investite per le tecnologie e le infrastrutture per l’approvvigionamento e la distribuzione, debbono ritornare sotto forma di remunerazione del capitale investito.Il ciclo della risorsa prevede quindi che l’acqua sia accumulata o disponibile da qualche parte (invaso o nel sottosuolo e nel reticolo naturale) pronta per l’uso, la depurazione e il riciclo il tutto minimizzando gli sprechi che derivano da linee che perdono, dai quantitativi rilasciati dai troppo pieni; dalle sorgenti dismesse, abbandonate o non ben captate; dalle acque meteoriche che vanno, sporcandosi, direttamente in fognatura e non nel sottosuolo.

La depurazione civile deve fare i conti con acque troppo pulite, quella industriale con acque troppo sporche. Il riciclo dei grandi trattamenti civili trova destinazione nei corsi d’acqua, a loro volta alimentanti l’agricoltura. Il riciclo di processo industriale deve fare i conti ed ha i limiti nei costi e nella qualità dell’acqua trattata. In agricoltura, principale destinataria delle acque tal quale derivate dal reticolo idrografico naturale ed artificiale, i numeri suggeriscono ripensamenti qualitativi sui metodi di irrigazione e sulle culture in atto. Operando sul primo aspetto si possono avere importanti risultati quantitativi (molta parte del terreno agricolo è irrigata a scorrimento , sistema tradizionale, a basso costo ed alto consumo) e qualitativi legati alla parcellizzazione della proprietà immobiliare che tendenzialmente può favorire prodotti agricoli di tipo biologico o ad alto valore aggiunto ( vivaistica) con la spinta all’ impiego di tecniche razionali di irrigazione a pioggia e puntuale.

L’insieme di queste considerazioni sull’uso, spreco, trattamento e riuso consente di poter arrivare, se determinati in un progetto di respiro medio (dello stesso ordine di grandezza di quello necessario per studiare, finanziare e realizzare un invaso), a dimezzare il fabbisogno portandolo ragionevolmente a 100 milioni di mc . Questo valore è pari a 1/5 delle potenzialità di invaso artificiali esistenti. Infatti l’attuale capacità di ritenzione del sistema invasi biellese è di 20 milioni di mc. (Ostola, Ravasanella, Ingagna, Camandona, Sessera) pari cioè al 2% degli afflussi, al 10 % del fabbisogno attuale e al 20% di quello futuro possibile (sempre per dare ordini di grandezza). La riduzione ottenibile potrà essere gestita, conservando la falda profonda per le generazioni future e l’emergenza, nel seguente modo: con lo sfruttamento razionale dell’attuale accumulo del sottosuolo (sorgenti) e del bacino idrografico ( derivazioni superficiali) – con gli attuali sistemi di ritenzione regolando invasi e svasi ( tenendo presente che una pioggia continua di 5 giorni (40 mm al giorno) neanche intensa su un bacino di 30 kmq corrisponde all’afflusso di 6 milioni di mc) -con una politica razionale di vasche volano spingendo l’iter di una legge regionale in itinere che ne obblighi la costruzione e ne indirizzi l’utilizzo. Con questo tipo di considerazioni anche il discorso sulle dighe, si inquadra in una prospettiva di uso corretto delle risorse tenendo conto di considerazioni legate alla presenza di un territorio antropizzato complesso. In alcuni casi (alta Valsessera) dove le condizioni antropiche sono favorevoli , incombono riserve di tipo ambientale e geologico e un sito industriale, a valle, che faticosamente difende la sua presenza e la sua sopravvivenza. Parliamo quindi pure di dighe, ma perché sia l’occasione , prima di tutto di analizzare fino in fondo (partendo per esempio dallo studio Mosca) tutte le fasi del ciclo acqua, la drastica riduzione del fabbisogno in agricoltura (se proprio vogliamo a business invariato per il gestore che erogherà meno acqua ma a maggior costo), il riutilizzo di tutto ciò che può essere utilizzato, la restituzione delle acque di pioggia al terreno e non ai depuratori, stoccaggi e vasche volano più o meno grandi ma compatibili con il grado di utilizzazione del territorio, di scarso impatto ambientale. Un dibattito quindi che non cavalchi le paure dei cittadini o, peggio, non sia funzionale ad investimenti lobbistici sull’onda della paura della siccità ma che arrivi, come si sta facendo per i rifiuti solidi urbani, ad una adeguata informazione del cittadino per una strategia pubblica dell’uso dell’acqua. Infine una considerazione circa i soggetti che “governano l’acqua”. In primo luogo la Provincia, titolare del rilascio delle concessioni all’uso e in secondo luogo i gestori. Nel primo caso è chiaro che, senza una strategia, un progetto orientato al futuro e nel quale possono trovare spazio anche iniziative legate alla produzione di EE con minicentrali, un piano entro cui scegliere ed ipotecare le priorità, il regime concessorio si riduce ad un atto dovuto a chi prima arriva con le carte in regola.

Nel secondo, sotto l’aspetto del governo dell’acqua, le problematiche del gestore sono quelle delle tariffe, degli investimenti e riuso. Aspetti legati nel momento in cui l’acqua assume valore economico come costo di un servizio di cui si è parlato prima. La governance di questo settore non è certo solo riducibile all’ATO” (Ambito Territoriale Ottimale e degli attuali 7 gestori – Casale, Athena, Cordar Biella e Valsesia, SII e Comuni Riuniti) , o al Consorzio di Bonifica od ovest Sesia .

I cittadini hanno diritto di sapere cosa si muove all’ombra della politica provinciale della risorsa, lobby sul tavolo, interessi sbattuti sui giornali. La gestione dell’acqua può essere lasciata ad esperti istituzionali nella misura in cui sono chiari e trasparenti a tutti i ruoli e gli interessi, ricordandosi sempre che l’acqua è un bene comune e non può essere oggetto puro e semplice di privatizzazione. Il fenomeno che è già avvenuto in passato per le acque ad uso agricolo con l’uso massiccio di denaro pubblico allo scopo di “razionalizzare” l’irrigazione e quello meno importante quantitativamente, ma più tragico qualitativamente, del destino finale delle acque ad uso industriale, si è trasferito (Legge Galli) anche al complesso ciclo delle acque destinate al consumo umano.A fronte della crescente indisponibilità di risorse pubbliche nel settore del ciclo dell’acqua, ne è derivata la finanziarizzazione del bene acqua attratta, dal sistema normativo in vigore, nella sfera privatistica con la creazione di SPA che, con capitale più o meno pubblico, debbono tuttavia osservare i criteri di bilancio delle Società , rendere conto agli azionisti ed avere capacità di attrazione di capitali privati. Questo fenomeno, conosciuto da tempo in Europa e al quale siamo approdati in ritardo con notevoli difficoltà, sul quale ciascuno può dare un giudizio diverso ma è la realtà di oggi, non è indifferente al discorso dighe si o no del quale abbiamo parlato. La scelta dipende adesso da più soggetti istituzionali , da come sono o saranno governati, se sceglieranno o meno, nell’interesse dei cittadini , interesse che non sempre coincide con gli equilibri economici societari

In senso più esteso analogo discorso può essere affrontato per l’aria. Sembra un paradosso, ma solo perchè non è stato ancora inventato un contatore per l’aria e di conseguenza non è ancora possibile regolamentarne l’uso sotto forma di bene consumabile. Tuttavia questa analogia consente di introdurre la qualità dell’aria come parametro controllabile nel contesto della qualità dell’ambiente nel quale il cittadino è il soggetto. Corretto utilizzo delle acque (e dell’aria)

LA GESTIONE

I soggetti : i cittadini in qualità di utenti del territorio sotto varie forme ed usi.
-contesto umano: ambiente e ciclo aria-acqua
-consumo umano
-utilizzo industriale per processi
-utilizzo agricolo per irrigazione
-strumento per il tempo libero: laghi, pesca, sponde dei torrenti
-sport: canotaggio,sci (innevamento artificiale),rafting, pattinaggio, nuoto
-energia per microcentrali
-protezione civile e mezzo antincendio
-assetti idrogeologico e difesa dalle piene

Gli attori

Per le pianificazione territoriale la Regione e le Provincia nel rispetto delle direttive deI Piani di Bacino.
L’ATO per aspetti legati al ciclo dell’acqua a livello di consumi ad uso umano, industriale, ed agricolo
La Provincia per gli aspetti legati alle concessioni demaniali, lo sport e il tempo libero l’energia e le protezione civile
L’ASL in qualità soggetto attivo nella protezione del valore del bene
La scuola, e in particolare l’Università, per quanto riguarda la conoscenza

Gli strumenti

I controlli della qualità dell’aria e dell’acqua per la protezione della salute
La pianificazione territoriale di competenza di Provincia ed enti locali
La tariffa come strumento per l’uso razionale della risorsa
Il controllo degli sprechi agricoli
Un sistema industriale che riusi l’acqua di processo
Un indirizzo politico delle concessioni demaniali
Energia pulita legata all’acqua solo a fronte di possibilità reali
L’assetto e la manutenzione idrogeologica del territorio per la prevenzione delle catastrofi naturali

UN PROGETTO DI GESTIONE

1-La prima fase del progetto prevede la convoca degli “STATI GENERALI delle ISTITUZIONI” finalizzato al tema acqua-ambiente-lavoro.
Sono soggetti attivi tutti i cittadini che hanno il diritto di intervento dopo che gli attori avranno fatto conoscere lo stato dell’arte misurato attraverso l’analisi dell’efficacia degli strumenti a disposizione.
E’ infatti essenziale che il primo passo sia quello di capire quali siano gli strumenti il possesso degli attori e il giudizio degli attori medesimi sull’efficacia degli strumenti a loro disposizione, il loro grado di utilizzo e le loro potenzialità residue.
Non si tratta di una convoca per enfatizzare ma per riflettere: non è un momento per nuovi riflettori sugli attori, ma sui soggetti e il loro destino nel territorio.
L’operazione non è esente da rischi, primo fra tutti quello di uscirne con un rassegnato pessimismo.
L’attesa è tuttavia quella di vedere i soggetti riacquistare fiducia e gli attori indirizzare gli sforzi per la modifica degli strumenti che non sono adeguati e il potenziamento di quelli efficaci. Questo confronto deve essere veloce e organizzato rapidamente perché non è difficile mettere insieme attori e strumenti per fare il punto della situazione.
Quanto gli strumenti di un attore sono sincroni con quelli di un altro….

2-Il secondo passo è quello di analizzare quanto di eccellenza siano già in corso di attuazione nel territorio sui temi specifici dell’acqua mediante la convoca degli “STATI GENERALI delle EMERGENZE” intese come avanguardie di quello che potrebbe essere.
Occorre raccogliere, valutare e riflettere su quanto di meglio si sta facendo nel territorio a livello sanitario e ambientale per la protezione delle risorse aria e acqua, scolastico a livello di formazione, industriale circa il riuso delle risorse, agricolo sul risparmio irriguo, gestionale per il ciclo delle acque ad uso umano, a livello energetico, di pianificazione territoriale e di assetto idrogeologico.
Dentro a questa logica debbono essere mobilitate tutte le figure di altro prestigio e di ingegno che hanno operato ed operano nel territorio, tutte quelle che hanno operato e operano fuori dal biellese ma che la tradizione, il lavoro e la scuola biellese hanno lanciato verso l’esterno e il cui successo può offrire occasione di confronto.
Inoltre debbono essere coinvolti i giovani talenti che hanno dovuto lasciare il biellese perché inadeguato alle loro aspettative.
Anche qui non occorre particolare ingegno, occorre prendere atto di quello che si muove e non è noto a tutti: una sorta di “dossier della speranza” in cui soggetti e attori possano riconoscersi protagonisti di una speranza per il futuro del territorio.
Da questo dossier dovrebbe infine emergere quanto gli strumenti siano adeguati o meno allo scopo.
Questa seconda fase deve essere sorretta da una operazione di marketing spinta affinchè i giornali e i media si impossessino di argomenti e parole d’ordine per un medio-lungo periodo dibattito.

3-Il terzo passo è il più difficile, il piu complesso e quello che richiede maggiore impegno. Si tratta di convocare gli “STATI GENERALI per IL FUTURO- ACQUA E ARIA PER IL BIELLESE”

Qui i passi sono complessi perché molte scelte sono già state fatte e di esse bisogna tener conto. Tuttavia non è difficile ipotizzare una serie di argomenti che debbono essere oggetto di confronto per arrivare a formulare un vero e proprio progetto per un Biellese diverso e di speranza.

Proviamo a enumerare.

3.1 Un investimento in formazione-cultura di richiamo internazionale sulla risorsa base per lo sviluppo del nostro territorio: l’acqua (e l’aria). Un progetto di percorso universitario parallelo o seriale a quello attuale del Politecnico di Torino a Città Studi; un dottorato di ricerca internazionale sulla gestione della risorsa acqua che sia un prodotto non solo del Politecnico di Torino ma dell’Università degli Studi (in particolare di economia gestionale e sviluppo compatibile) e che attinga in modo complementare alle risorse economiche di investitori privati siano essi industrie o gestori; una figura di ricercatore avanzato internazionale sul tema dell’ambiente e dell’acqua come fonte non rinnovabile; un Biellese centro di cultura alpina dedicato alla risorsa terra-acqua e allo sfruttamento dell’energia pulita.

3.2 Gli sviluppi nel campo della salute p.es. il “ Fondo Edo Tempia”, “Tessile e Salute” ed altri che potrebbero utilizzare il binomio salute-acqua, non solo per la prevenzione o la sperimentazione legata al tessile, ma anche per ricerche nel settore del benessere e degli effetti medici delle acque dolci nella sanità.

3.3 Le fibre ottiche sono arrivate a Biella. Ciò ci permette di connettere il sistema distrettuale con l’esterno, attenuando l’impatto di infrastrutture pesanti sul territorio. Benefici effetti potrebbero trovarsi anche dal punto di vista occupazionale a condizione che l’ambiente e il binomio aria-acqua consenta, partendo dalla qualità paesaggio, una qualità vita sicura dal punto di vista idrogeologico.

3.4 Il recupero del patrimonio edilizio dismesso potrebbe essere indirizzato per attività connesse alla ricerca e alla produzione di tecnologie per il trattamento e l’uso l’acqua cui un meccano-tessile possa riconvertisi o diversificarsi e il distretto delle rubinetterie possa fornire idee e progettualità (e il Design legato all’acqua?). In questo settore è la commistione fra secondario e terziario è forte.

3.5 Spunti per aprire temi sull’uso, il controllo, la gestione e il riuso e le loro implicazioni; l’utilizzo di vasche volano per la prevenzione delle catastrofi urbane e delle piene dei torrenti, per la laminazione delle piene delle fognature; il riciclo dell’acqua. Tutto questo incentivando gli attori che già lavorano sul territorio a progetti sperimentali che possano essere esportati con benefici effetti sulla produzione di beni ad essi legati. Invio di giovani talenti all’estero per apprendere e implementare

3.6 La difesa dalle catastrofi legate al dissesto idrogeologico e lo studio del terreno legato ai fenomeni di dissesto; una programmazione territoriale urbanistica che, nell’alveo dei più recenti studi e normative sul rischio idraulico, proponga ed introduca innovazioni di tipo normativo, attualmente cristallizzate in disposizioni discutibili che non hanno forza di Norma;

3.7 Le energie compatibili, studi, ricerca e sperimentazione con applicazioni di tecnologie di avanguardia conseguenti. Indirizzo verso casi sopportabili dall’ambiente distinguendo i progetti fattibili da quelli fasulli.

3.8 Sportello unico provinciale che semplifichi, accompagni ed incentivi i progetti degli investitori con la individuazione di percorsi facilitati ed agevolati nei tempi e accessi a forme di energia agevolata di fronte a progetti a basso consumo di energia o con energia parzialmente autoprodotta.

3.9 Programmazione di corsi di formazione per gli espulsi dall’ attuale sistema produttivo indirizzati nel contesto del progetto

Crea il tuo sito web con WordPress.com
Crea il tuo sito
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: